Normativa7 min2026-09-17

Maternità e congedi nel lavoro domestico 2026: diritti e obblighi

Congedo di maternità, paternità e genitoriale per colf e badanti: indennità INPS, novità CCNL 2025-2028 e obblighi del datore di lavoro.

La maternità nel lavoro domestico è una delle poche prestazioni in cui l'INPS interviene direttamente — a differenza della malattia, che è tutta a carico del datore. L'art. 25 del CCNL e il D.Lgs. 151/2001 disciplinano il congedo obbligatorio, quello facoltativo e le tutele per la lavoratrice. Il rinnovo 2025-2028 introduce novità importanti.

A differenza della malattia, l'indennità di maternità è pagata dall'INPS, non dal datore. L'INPS corrisponde l'80% della retribuzione convenzionale per la durata del congedo obbligatorio.

Quanti mesi di congedo di maternità spettano?

La lavoratrice ha diritto a 5 mesi di congedo obbligatorio: di norma 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo. Con la flessibilità prevista dalla legge, è possibile lavorare fino a 1 mese prima del parto e prolungare a 4 mesi dopo, con autorizzazione medica.

Indennità INPS: l'80% della retribuzione convenzionale giornaliera. L'INPS eroga direttamente la prestazione alla lavoratrice.

Requisito contributivo: la lavoratrice deve avere almeno 52 contributi settimanali nei 24 mesi precedenti il congedo, oppure 26 contributi settimanali nei 12 mesi precedenti.

Come funziona il congedo facoltativo dopo il CCNL 2025-2028?

Il rinnovo del CCNL introduce il congedo facoltativo di 4 mesi, aggiuntivo rispetto al congedo obbligatorio. È non retribuito e non fa maturare istituti retributivi (tredicesima, TFR, ferie).

Spetta a ciascun genitore, non alla sola madre. Va però fruito senza soluzione di continuità con il congedo obbligatorio e in un unico periodo continuativo: non è un diritto attivabile mesi dopo, né frazionabile (art. 25, comma 7).

Quanti giorni di congedo di paternità spettano?

Il CCNL 2025-2028 riconosce per la prima volta il congedo di paternità obbligatorio: 10 giorni lavorativi, non frazionabili a ore e fruibili anche non consecutivamente. La finestra va dai due mesi precedenti la data presunta del parto fino ai cinque mesi successivi, non dalla nascita. Il diritto spetta al padre e anche al genitore intenzionale, indipendentemente dal congedo della madre. L'indennità è a carico dell'INPS per legge.

Quando è vietato licenziare durante la maternità?

Il divieto di licenziamento decorre dall'inizio della gravidanza, purché intervenuta nel corso del rapporto, e dura fino alla cessazione del congedo di maternità o di paternità alternativo e dell'eventuale congedo parentale (art. 25, comma 4). L'unica eccezione è la giusta causa. Il termine contrattuale è quindi agganciato alla fine dei congedi, non al compimento del primo anno di età del bambino.

Il divieto di licenziamento durante la maternità è assoluto, salvo giusta causa. Il licenziamento intimato in violazione del divieto è nullo — la lavoratrice ha diritto alla reintegrazione e al risarcimento del danno.

Come funziona la contribuzione figurativa durante il congedo?

Durante il congedo obbligatorio, l'INPS accredita i contributi figurativi a favore della lavoratrice. Questi contributi valgono ai fini della pensione e dell'anzianità contributiva. Non sono a carico del datore.

Tredicesima, TFR e ferie maturano durante il congedo?

IstitutoMatura durante il congedo obbligatorio?Matura durante il congedo facoltativo?
TredicesimaSìNo
TFRSìNo
FerieSìNo
Scatti anzianitàSìNo
Contributi INPSFigurativi (a carico INPS)No

Cosa succede se la lavoratrice si dimette durante la maternità?

Se la lavoratrice si dimette durante il periodo protetto, l'art. 25, comma 5 del CCNL prevede solo che non sia tenuta al preavviso. Le altre tutele generalmente previste per le dimissioni in questo periodo — convalida delle dimissioni da parte dell'Ispettorato del Lavoro, indennità di mancato preavviso, accesso alla NASpI — sono materia di legge (D.Lgs. 151/2001), non disciplinate dal testo del CCNL.

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